Il Presidente racconta..."La Gita in Maremma"

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Viaggio in Maremma 27/29 maggio 2013 Vedi Galleria Fotografica
Quante cose ci sono da dire, questa volta, al di fuori della vera e propria gita culturale-turistica in Maremma.
Partenza sempre regolare alle h. 07,00 di Lunedì 27 maggio. Prima gradevole sorpresa la guida del Pullman affidata ad una graziosa guidatrice di nome Isabella.
Nei giorni che avevano preceduto la partenza, il tempo inclemente aveva creato non poca apprensione; difficile era immaginare cosa fosse necessario portare in viaggio per non rischiare di sentire freddo o troppo caldo o come coprirsi dai temuti temporali. Consultazioni spasmodiche, con interpretazione di tutte le fonti metereologiche che davano sempre irrimediabilmente tempo fra il piovoso e il vero e proprio temporale. Pensavamo di comprendere dal volo degli uccelli, come novelli aruspici, che ricavavano, dal volo degli uccelli o dalle viscere degli animali sacrificali, l’interpretazione degli eventi.
Tutto era contro di noi, lo sparuto manipolo di 34 Associati dell’UNITRE avevano solo una certezza: quella che i viaggi organizzati in passato da Angela, solo in pochissimi casi, hanno avuto il tempo inclemente! Comunque tutti erano attrezzatissimi per il peggio che, sgombriamo subito l’arcano, si è svolto senza problemi climatici apprezzabili, con giornate di sole. Il primo giorno prevedeva l’arrivo a Porto S. Stefano e della sua visita; suggestivo borgo marinaro dell’Argentario. Il porto turistico sembrava ancora dormicchiare in attesa del periodo che fra poco tempo vedrà al centro di grande turismo di buon livello. Adorabile baia, dominata e difesa dalle moli delle fortezze spagnole. Terminata la visita ci siamo trasferiti ad Orbetello all’Hotel Vecchia Maremma dove abbiamo consumato un ottimo pranzo e preso possesso delle stanze.
Il programma incalzava e, in orario con il tempo previsto, ci siamo trasferiti per una visita a Vetulonia.
Il Museo-Civico-archeologico intitolato a Isidoro Falchi, medico condotto e primo scopritore dei reperti Etruschi. La sua passione nacque per aver avuto da un amico due monete con la scritta Vatl, provenienti da Colonna di Buriano. Dalla visita effettuata in quel paese in occasione del Corpus Domini del 1880, iniziò le ricerche e le conseguenti scoperte. SI determinò in lui una tale passione che riuscì a cambiare il nome in Vetulonia, con Regio Decreto del 1888. Le importanti scoperte di Falchi permisero di definire il periodo IX-VIII sec. a.C. in base ai sepolcri primitivi dell’ età Villanoviana. Compaiono, accanto agli ossuari biconici, urne cinerarie a forma di capanna, considerate poco frequenti in Etruria settentrionale. Si può apprezzare mano a mano dell’aumento di oggetti nei corredi, il passaggio legato alla nascita dell’aristocrazia per una precoce ricchezza dovuta allo svilupparsi dell’attività metallurgica. E’ il momento di passaggio tra il periodo villanoviano al primo orientalizzante con ricchezza di corredi in metalli preziosi, ambre, vetri, bronzi con la crescita del livello socio-economico del tipo dell’Etruria e del Lazio. Si apprezza così in questo contesto la “ Coppa Fenicia”. Proseguendo la visita nelle successive sale si ha la possibilità di ammirare ceramiche ed oreficerie che risentono l’influsso della Grecia per quanto attiene le ceramiche e la lavorazione di lamine in argento (Ripostiglio della Straniera e del Circolo degli Acquitrini). La sola visita accurata può dare la misura di quanta ricchezza di reperti vi sono raccolti, ben sapendo però, che la maggior parte di ciò che è stato ritrovato, ora è in mostra al Museo Archeologico di Firenze. Si capisce pertanto come Vetulonia voglia fortissimamente dare ai reperti di cui è rimasta in possesso una degnissima sistemazione. Prima d’abbandonare il museo è interessante soffermarsi sulle emissioni delle monete in argento e bronzo che nel III sec. A.C. caratterizza la leggenda Valt e che sono attribuite alla zecca locale ha dato luogo a Falchi la scintilla della sua passione. E’ così possibile vedere il tesoretto di stagnaccio costituito da 39 monete di bronzo di zecca romana ritrovate in un’olla di impasto.
Il tempo di salire in pullman e via per Roselle.

Qui abbiamo potuto apprezzare la sistemazione urbanistica della città etrusca, con il suo posizionamento strategico in altura. Si possono apprezzare vedendo ciò che è rimasto, alcune pavimentazioni a disegno geometrico, statue e si può capire la dislocazione urbanistica del sito. La visita è stata anche una bella passeggiata sia per raggiungere il luogo e per aver avuto la possibilità di calcare la strada a lastroni che conduceva alla sommità. “Gli scolari” ancora freschi e pieni di energia hanno voluto fare una visita “mordi e fuggi” a Grosseto, poi la partenza per Orbetello, tutto è avvenuto con regolarità e con la certezza di trovare una buona cena che ci aspettava. La Direttrice ci aveva già disvelato il menù descrivendoci, con l’acquolina in bocca, le prelibatezze. Il giusto sonno chiudeva “o meglio avrebbe dovuto chiudere” così la prima giornata di viaggio, ma…..
…a circa 12 Km dalla meta, ma questo che sto per ricordare ce ne siamo accorti dopo, la ruota anteriore dx si è afflosciata. L’abilità della conduttrice, la sua prontezza nei movimenti ed aggiungiamoci pure un pizzico (forse più di un pizzico) di fortuna hanno permesso ad Isabella d’accostare sulla destra della Superstrada, in un luogo di estrema tranquillità per il veicolo e soprattutto per i passeggeri. Dopo una breve costatazione di quanto avvenuto, Isabella ha dato corso a tutte le telefonate di prammatica per un soccorso il più rapido possibile. Certo passando il tempo, d’altronde necessario, la razionalizzazione dell’accaduto, il luogo dove ci si trovava, ai bordi di una strada di grandissimo traffico, il tempo sembrava non passare mai. Messo il triangolo d’emergenza, indossata la pettorina rifrangente la giovane guidatrice con la sua calma e consapevolezza, ha contribuito a far sì che questo episodio potesse essere preso come una esperienza non troppo negativa. L’arrivo di una gazzella dei Carabinieri, che guarda il caso erano stati oggetto di barzellette non certo benevoli sulla loro capacità d’apprendimento, hanno dato un tocco di ulteriore tranquillità per la sicurezza. Elogi profusi dai tutori dell’ordine nei riguardi della conduttrice, che, con il danno verificatosi, aveva portato la navicella in porto in modo così egregio. La telefonata della Direttrice all’albergo avvertendo del ritardo per causa di forza maggiore, ha dimostrato quanto buona fosse stata la scelta nel selezionare l’albergo. Hanno assicurato il trasporto con vetture di loro proprietà di tutti e 34 i Soci con due auto che hanno fatto la spola dal luogo dell’incidente all’albergo. Qui lustrandomi le medaglie, debbo dire che a differenza di quanto la località ha dimostrato con il naufragio della Concordia, il Presidente ha abbandonato il luogo dell’accaduto per ultimo, insieme a sua moglie, a Zollo e ad Agostino. Il guidatore del mezzo nella sua assoluta sobrietà, questo lo posso garantire, aveva scambiato il viaggio in una specie di gara di Formula 1, superando quando possibile e anche quando era impossibile, ma soprattutto ad una velocità che superava abbondantemente i 140 Km/h! Avevo un bel dire che non avevamo fretta…. ma evidentemente lui viveva la vicenda come una gara sportiva e quindi giù a tavoletta e nelle curve, ora ero io che andavo a sbattere contro Zollo, se la curva era a sinistra o era mia moglie che andava addosso a Zollo se la curva era a destra. Lo stesso arrivo nel piazzale a fianco dell’albergo è avvenuta come se la cosa dovesse eseguirsi per una dimostrazione di abilità circense, con una giravolta secca e frenata a pochi centimetri dal limite del parcheggio. Bene tutto, anche perché ritrovare gli amici a sedere in sala da pranzo e l’odore dei cibi che di lì a poco ci avrebbero deliziati, ha subito contribuito a far allontanare la tensione di aver partecipato, mio malgrado, ad una gara automobilistica in piena regola.

Secondo giorno 28 maggio Martedì. Sveglia alle h 07,00 per partenza alle 08,15. Già molto prima delle 7 e mezza, i gitanti erano pronti nella sala della colazione e, seguendo i propri gusti ed abitudini, si rifornivano delle cibarie che avrebbero consentito la carburazione per tutta la mattinata. Colazione all’italiana, senza influssi anglosassoni, quindi caffè e latte, espresso, spremuta d’arancia, te, fette biscottate, cornetti, marmellata, burro, etc, etc. Viaggio regolare destinazione Volterra. Visita della città con le sue vie particolarmente animate e piene di visitatori stranieri. Negozi e vetrine ricolme di oggetti di ogni tipo. Molti di noi hanno approfittato di fare acquisti svariati, dai classici ricordini ad oggetti di abbigliamento e persino c’è stato chi ha tentato la fortuna giocando al lotto o grattando i “gratta e vinci” che secondo me dovrebbero chiamarsi i “gratta e perdi”. Visita al Museo Guarnacci. Qui mi piace di trascrivere l’incipit della guida al Museo che recita: “la suggestiva modernità delle forme allungate dell’Ombra della Sera o lo sguardo inquietante dei due anziani coniugi raffigurati sull’urna degli sposi valgono da soli una visita al Guarnacci, uno dei più antichi Musei pubblici d’Europa”. Ma è anche significativa la scritta sulla quarta di copertina dello stesso catalogo che indica: ”Racchiusi nelle loro teche di cristallo gli Etruschi ci osservano: il loro sorriso è ancora una cosa viva, un sorriso ironico di chi scruta il mondo con disincantato interesse. Sembra quasi che siano consapevoli di dover recitare per secoli la parte del popolo misterioso. Questo mistero appare ancora oggi come una strenua difesa dei loro segreti più nascosti che ricercatori di ogni paese hanno cercato di svelare…. Il Museo etrusco di Volterra è il luogo della memoria storica della città antica etrusca e romana, ed è uno dei più antichi Musei pubblici d’Europa. E’ un museo – per così dire- bifronte: uno sguardo rivolto indietro, alle sue antiche origini collezionistiche, uno rivolto in avanti verso le nuove frontiere della ricerca”. Oltre le due opere ricordate ogni sala delle XXXV presentano opere di gran interesse e pregio. Si passa dalle olle cinerarie, alla visione dell’evoluzione del modo di conservare la memoria dei morti, alle maioliche, ai lavori di oreficeria, a veri e propri monumenti funerari rievocanti nei bassorilievi demoni, maschere, simboli, animali fantastici, e feroci. In altri scene di congedo funebre, viaggi agli inferi ed anche viaggio agli inferi in quadriga o per mare. Significativa e notevole la figura di Odisseo/Ulisse con la esaltazione di forza, bellezza, ricchezza e potere ad ornare i sarcofagi così riccamente adornati. Ancora bronzetti con portatori d’acqua. Gioielli per adornare la testa, orecchini, in particolare l’orecchino aureo a testa di negro. Si susseguono bronzetti, oreficerie e gemme di notevole fattura, ancora adesso, d’ispirazione dell’oreficeria moderna. Ancora anelli in oro di foggia invidiabile anche dai moderni designer. Da non dimenticare anche le sale dedicate alla Volterra romana, con le teste di Augusto, di Livia Drusilla, mosaici policromi, Notevole l’attenzione che il mondo Etrusco femminile dava agli specchi. Qui si esalta l’abilità tecnica degli artigiani nella fusione, lavorazione e decorazione del metallo. Si esce visitando l’ultima sala la XXXV con i segnacoli tombali. Si esce un po’ sopraffatti da quanto visto e a conferma sempre più fortemente impressi nella mente di ciò visto nelle altre visite fatte nelle precedenti gite culturali. Pranzo alla “Osteria la pace” che non ha tradito le aspettative dei commensali. Unico difetto se vogliamo trovare per forza qualche neo, un po’ di mancanza di spazio nei movimenti. Visita alla Cattedrale con spiegazione dell’onnisciente Agostino e passeggiata per ammirare la particolarità del materiale con il quale tutto è stato realizzato, dalle strade ai palazzi, alle torri , una pietra giallo-grigia, denominata panchino. Stavo dimenticando ciò che colpisce di più; la grandiosa lavorazione dell’alabastro. Si trovano e si ammirano dei veri capolavori, con prezzi che non tutte le tasche sono in grado di affrontare con leggerezza ed anche perché troverebbero difficile collocazione nelle case moderne, i cui spazi sono decisamente funzionali alle bisogne moderne, nulla concedendo ad esposizione di pezzi d’arte. Personalmente mi sono accostato ad una colonna con vaso, tutto in alabastro con venature grigie, il tutto d’altezza totale di cm 160 il cui prezzo, scontato, naturalmente, raggiungeva i 3.800,00 €. Non mi ha richiesto in vero una lunga meditazione per decidere che non faceva al caso mio! Tutti pronti all’appuntamento per la partenza. Caspita stavo dimenticando che nella visita fatta il giorno precedente, Angela aveva dimenticato la sua macchina fotografica a Roselle. Decisione rapida: sosta a Grosseto e visita un po’ più accurata della cittadina e appuntamento ad un’ora più tardi per ripartire tutti quanti, mentre Angela e chi non aveva interesse a rivedere Grosseto, puntava veloce a Roselle per recuperare la macchina fotografica. Operazione compiuta con l’esattezza di una navicella spaziale. All’ora prevista ci si è ritrovati a Grosseto dove con la guida sicura e dolce della nostra Isabella, che come si ricorderà aveva suscitato qualche perplessità al suo apparire all’inizio del viaggio, siamo partiti allegri e pronti per la cena. Soste come di abitudine e d’obbligo lungo il rientro al nostro nido di Orbetello. Grande festa per una cena a base di pesce, riso con frutti di mare, fritto misto di pesce etc etc. Finita la cena lunghe consultazioni di cosa ci preparava il tempo per il giorno dopo, dedicato in particolare alla passeggiata in carrozza in Maremma. Alcune piccolissime gocce di pioggia mentre ci recavamo nelle nostre camere da letto facevano temere il peggio, in ciò sconfortati dalle previsioni metereologiche che parlavano di pioggia in particolare proprio nell’orario previsto per l’inizio della passeggiata.

3° Giorno 29 maggio mercoledì. Sveglia come ormai d’abitudine, colazione ed imbarco. Qui si è verificato una lunga discussione fra Angela e Agostino, che gli occupanti del Pullman, già pronti per partire e dirigersi verso il Parco della Maremma, non riuscivano a comprendere. Poi si è capito tutto, quando la Direttrice ha spiegato l’accaduto! Per un disguido, che poi si è chiarito meglio nei suoi contorni, la Direzione del Parco della Maremma non aveva la possibilità di approntarci quanto previsto perché, secondo loro non c’era stata la conferma alla prenotazione. Dopo convulse telefonate con l’agenzia di viaggio la cosa è sembrata diversa in quanto la conferma era partita ma non ricevuta per una sospensione del collegamento telematico della Direzione. Poi ancora “le piogge, da noi non avvertite”, eppure eravamo a pochi chilometri da loro, che avevano reso impraticabili i sentieri da percorrere. Questo accavallarsi di notizie, conferme e smentite, avevano causato un livello di profonda scontentezza (come sono delicato nel definire ciò) da parte di Angela che in attesa di capire chi era il colpevole della negativa vicenda, proponeva d’andare alla vicina Talamone, luogo tanto importante storicamente, incantevole, con la sua vista del golfo e verso l’isola del Giglio. Invero la vista verso l’isola era un poco offuscata da una non perfetta visibilità. Per un fenomeno di suggestione collettiva è stato sufficiente che uno vedesse la prua della Concordia mezza affondata che tutti più o meno vedessero la stessa cosa. Io in vero non vedevo nulla, non per scetticismo, ma proprio perché non vedevo nulla! Mi sono così ricordato di un analogo episodio accadutomi alla Madonna delle tre Fontane a Roma, quando a mezzogiorno una serie di persone fortemente credenti e motivate hanno visto il sole roteare. Invitato anch’io a osservare il fenomeno ho avuto un gran dire che cercare di guardare il sole senza filtro a occhio nudo, altro che vedere il sole girare, anche ben altro uno poteva credere di vedere. Voce nel deserto, il sole roteava ed io che sono credente ma anche uno che le cose le vuole vedere effettivamente e non subire strane influenze, sono rimasto l’unico miscredente che non vedevo il miracolo! Tornando a noi, si è tutto chiarito osservando meglio la disposizione geografica e quello che erroneamente era stato giudicato essere l’isola del Giglio era solo la punta dell’Argentario con la sua magnifica S. Stefano!
Ridiscesi dal promontorio turrito e fortificato ed atterrati al porto si è accarezzata l’idea di fare un giro in natante fino all’Isola del Giglio. La stagione turistica non ancora avviata ci ha fatto rinunciare all’idea non essendoci possibilità di realizzare il progetto in tempi compatibili con i nostri programmi. Ed ecco che il diavoletto che c’è in tutti ci ha suggerito d’andare ugualmente al Parco della Maremma per poter costatare di persona la situazione e capire le eventuali responsabilità del disguido. All’arrivo nel piazzale antistante la direzione, abbiamo notato diversi pullman ed un certo movimento di persone. Influenzati dai precedenti colloqui abbiamo immaginato che per noi non avessero trovato un posto per destinarlo ad altri, ma invece NO, proprio tutte le carrozze erano ferme e non c’era nessuno che potesse fare il giro con carrozze con i cavalli. Dal colloquio con la Direzione la nostra Direttrice strappava il permesso di passare con il nostro pullman per una visita parziale della riserva. Abbiamo così potuto vedere l’allevamento brado delle vacche maremmane e dei suoi tori in raggruppamenti ben divisi di 25 vacche e un toro. Alcuni esemplari di uccelli da palude e per terminare in fondo ad un breve vialone, solo per pedoni, il mare Tirreno leggermente mosso. Una piccola corsa ingaggiata con la Socia Linda mi permetteva d’arrivare primo sulla sabbia marina lambita dal mare con la sua incessante onda. Respirazione a pieni polmoni e la sensazione gradevole e salubre di risentire l’odore salmastro tipico del mare che in questi ultimi tempi si è fatta merce rara, specialmente se si frequenta spiagge densamente affollate, tipo Rimini od Ostia. La mattinata così si chiudeva con soddisfazione generale allietata con degli assaggini di prodotti locali, pane e olio, salamini al cinghiale, salse di prodotti locali, miele, vino rosso pregiato. Un po’ di appetito eccessivo da parte di alcuni Soci hanno privato alcuni altri più lenti o meno intraprendenti dall’assaggiare alcune prelibatezze. Visita allo shopping ed acquisto da parte di molti di prodotti o di gadget. Partenza per l’Albergo dove ci aspettava un pranzo da leccarsi i baffi, pappardelle al sugo di cinghiale, seguito da una grigliata di carni varie! Saluti al gentile staff alberghiero e vincendo un moto di leggero rancore riuscivo a salutare anche il famoso corridore di Formula 1. Destinazione Civita di Bagnoregio. Ivi giunti si aveva la immancabile corsa alle Toilette. Anche qui chi è più intraprendente fa le sue cose e gli altri cercano luoghi meno affollati quali bar od altro. Il primo obiettivo era quello di raggiungere P.za S. Agostino dove era possibile imbarcarsi per avvicinarsi quanto più possibile alla salita finale al paese. Le persone di cui favoleggiavo prima alla ricerca di un bar che potesse estinguere la sete e ricreare il ciclo della sua eliminazione, fra le quali io, si attardavano di quel tanto che gli faceva perdere la navetta. Attesa fiduciosa del mezzo successivo ma (qui Fantozzi sarebbe stato a casa sua) a qualche minuto dall’arrivo del mezzo, un nugolo di bambini accompagnati da maestre e qualche genitore, premuroso e timoroso di lasciare i propri piccoli, hanno letteralmente occupato militarmente la fermata facendo capire con il loro atteggiamento che non avrebbero mollato (boia chi molla!) di prendere il bus. Ed ecco che due gentiluomini di vecchio stampo ma ancora con la facoltà di muovere le gambe hanno pensato di mollare la presa a favore dei 4 nostri Soci rimasti alla fermata ed incamminarsi verso la città promessa. La cosa in vero è stata decisa per il fatto che incautamente ci si è rivolti ad un passante locale che aveva al suo seguito un bel cane, che ci rassicurava che la distanza era di circa 700 m. Alla faccia del Cacio Cavallo come diceva un celebre comico, intanto non erano 700 m. ma più di 4 volte tanto e poi erano dopo una discesa a scapicollo e un altrettanta salita, il tutto intermezzato dal passaggio su un lungo ponte battuto da un vento impetuoso che di per sé era già fastidioso ma particolarmente antipatico in persone sudate ed affaticate. Comunque ogni sforzo era largamente ricambiato dalla visita di questo paese che sta lentamente scomparendo perché situato su calanchi che gradualmente si sfaldano. Sembrava fosse un paese incantato in cima ad un’altura i cui bordi si vanno riducendo progressi-vamente. Le costruzioni ai bordi, presentano l’aspetto di quinte di teatro, con le facciate, la loro porte e le loro finestre che danno sul…… nulla, sul vuoto. Molte abitazioni, alcune di gradevolissimo aspetto, abbandonate e solo alcune botteghe e due osterie mantengono viva, si fa per dire, la vita del paese. Solo sei abitanti e due gatti, uno maschio e uno femmina incinta, sembrano essere ancora stabilmente insediate in questo borgo che si sta spegnendo gradatamente e con fine certa.
Il rientro a Spoleto avveniva in modo perfetto e dopo una fermata di servizio eravamo a casa verso le 20 circa. Nell’ultimo tratto del viaggio si prendevano accordi per rivederci venerdì prossimo in Sede per vedere le foto scattate da molteplici fotografi Soci e per chiudere la serata nella vicina Pizzeria dei Duchi e così utilizzare i soldi risparmiati dalla fallita gita in Maremma. E poi…buone vacanze a tutti meno a …… Angela Fedeli che già sta organizzando il prossimo Anno Accademico 2013/2014, anno che ricordiamocelo ancora una volta tutti: sarà l’anno del trentesimo della fondazione dell’UNITRE SPOLETO.

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