Prof. Nazareno Romani "Boccaccio e il Decameron"

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Sintesi delle prime due lezioni del Prof. Romani, fatta da laura Giampuzzi.
BOCCACCIO E IL DECAMERONE
Nella letteratura medioevale Giovanni Boccaccio è considerato un grande autore, ha saputo descrivere e analizzare nelle sue opere molteplici aspetti del periodo storico ed economico dell’Italia Medioevale. Boccaccio ha avuto, inoltre, un rapporto di stima e amicizia con il sommo poeta Dante e Francesco Petrarca considerati i massimi rappresentanti della letteratura dell’epoca. È sbagliato voler circoscrivere l’opera del Boccaccio nell’ambito geografico della Toscana, ma piuttosto a livello internazionale perché il suo capolavoro, il Decamerone, è stato preso come modello per il suo genere da diversi autori. La formazione letteraria di Boccaccio è legata sia all’ambiente fiorentino, che gli diede i natali, ma anche al periodo napoletano che incise sul suo modo di considerare la scrittura, che lo rese scrittore famoso, oggi ancora stimato e riconosciuto come uno tra i grandi.
Boccaccio nacque a Firenze da una relazione illegittima del padre, noto commerciante di Firenze, ma il padre lo riconobbe come suo figlio. L’intento del padre era quello di indirizzare il figlio alla sua stessa attività lavorativa, e decise di mandarlo a Napoli presso la corte di Roberto d’Angiò, il quale era solito ospitare illustri letterati e poeti dell’epoca. Boccaccio, vivendo presso la corte di Roberto d’Angiò, capisce che la sua vocazione non era quello di diventare un mercante, come voleva il padre, ma piuttosto uno scrittore. La vita di Napoli affascinò molto il giovane Boccaccio tanto da fargli inventare la sua biografia in modo molto fantasioso: era solito raccontare di essere nato da una relazione di suo padre con una nobildonna francese che conobbe in uno dei suoi tanti viaggi in Francia per ragioni economiche. Al periodo napoletano appartiene la sua prima documentazione letteraria, quali: La Caccia di Diana dove esalta la bellezza delle donne partenopee, e il Filostrato e il Filocamo incentrati sull’amore cortese, tema, molto ricorrente nei poemi medioevali. Boccaccio è considerato il fondatore della prosa italiana, grande compositore e modello per i romanzi che hanno come tema l’amore cortese. Nel 1340 Boccaccio lascia Napoli, suo malgrado, per ritornare a Firenze dove affianca il padre nel suo lavoro al Banco dei Bardi. Questa scelta costerà molto sacrificio al Boccaccio, ma sempre ricorderà con particolare nostalgia la sua permanenza a Napoli, città che spesso ritornerà nei suoi scritti. Nei primi anni del suo soggiorno fiorentino il Boccaccio scrisse l’opera in versi il Fiesolano dove compare per la prima volta l’ottava: struttura metrica composta da otto versi che verrà utilizzata, come modello, nella poesia epoca cinquecentesca, in particolare dal Tasso e l’Ariosto. Nel testo boccaccesco del Fiesolano il Boccaccio mette in evidenza il sentimento amoroso, storie di miti dell’età classica. Quest’ultimo aspetto fanno di Boccaccio uno scrittore pre-umanistico, anche se si forma in piena età medioevale. La grandezza di Boccaccio è quella di recuperare i testi classici, che saranno alla base della cultura umanistica del ‘400 e del ‘500. L’opera che ha reso famoso il Boccaccio è il Decamerone, che vede prendere forma in seguito all’avvento della peste nera a Firenze nel 1348, la quale decimò la popolazione non solo nella città fiorentina ma anche in Europa. La peste fu considerata un avvenimento terribile che segnò non solo dal punto di vista fisico, ma anche della perdita dei valori e degli ideali.
Il Boccaccio nel Decamerone segue uno schema ben preciso: è diviso in dieci giornate e l’ultima giornata è l’esaltazione delle virtù dell’uomo e delle sue più alte qualità, e fa un’attenta analisi dell’animo umano tralasciando volutamente l’aspetto religioso. Il Decamerone è inteso come una raccolta di novelle, e non è il primo nel suo genere ma era una tradizione novellistica tipica della cultura orientale e araba. In Italia era già conosciuto il Novellino, che può essere classificato come una raccolta di novelle e di vicende e avventure di diversi personaggi. Le novelle della raccolta del Novellino presentano la caratteristica di essere racconti brevi e di non aver nessun legame l’uno con l’altro. Il Boccaccio invece nel suo Decamerone pone un’accurata attenzione, oltre che alla struttura, anche al tipo di linguaggio scelto. La prosa boccaccesca è una prosa che riesce ad utilizzare le forme di una lingua che si è appena costituita, cioè il volgare, mentre nel Novellino le espressioni letterarie sono piuttosto semplici e meno complesse nella forma. Il Novellino utilizza un linguaggio semplice e poco articolato e povero dell’uso degli aggettivi, mentre la lingua di Boccaccio è variegata e sarà presa come modello per la prosa in lingua italiana.
Il Decamerone è inteso come la raccolta di 100 novelle divise in 10 giornate raccontate da 10 giovani, precisamente 7 ragazze e 3 ragazzi, che si erano rifugiati presso un casolare vicino Firenze per scappare dal contagio della peste, che stava spargendo morte fra i suoi abitanti. Il tema delle novelle di ogni giornata viene scelto dal re o dalla regina nominati per quel giorno, e in base a quello i giovani, a turno, dovevano raccontare una novella. Le novelle trattano aspetti ben precisi, quali le emozioni proprie della vita dell’uomo. È un testo che riesce a rispecchiare molto bene la società dell’epoca e del suo modo di vivere. Il Boccaccio, volutamente, ha voluto mettere in risalto l’aspetto laico nella sua opera, il suo intento era solo quello di rappresentare le vicende umane senza elargire giudizi morali, ed emerge la sua capacità di presentare ciò che accade nel modo più veritiero e realistico. Boccaccio presenta vizi e virtù dell’uomo, e questo attesta la sua alta capacità di analisi in forma indiretta, e a tale scopo utilizza la voce dei suoi narratori. Altro aspetto che si può constatare è quello dell’alta considerazione della figura femminile, cosa che invece non era molto ricorrente nell’epoca medioevale, alla quale lo stesso autore dedica le prime pagine dell’opera. La volontà di Boccaccio di dedicare il suo scritto alle donne sta ad indicare il suo desiderio che il Decamerone si diffondesse soprattutto tra la classe borghese di Firenze, che si stava affermando sempre più a livello economico. Il Decamerone è uno dei testi fondamentali della letteratura borghese dove prevale l’aspetto realistico, l’elemento fantastico, quest’ultimo presente solo nei romanzi cavallereschi. Il Decamerone può essere inteso come una fotografia di un’epoca ben precisa dove compaiono costantemente tre aspetti, quali: l’intelligenza, la fortuna e l’amore, aspetti che ricorrono spesso nelle novelle. L’amore non è solo quel sentimento che riesce a dare gioia e senso alla vita, ma a volte è anche tragico e fa soffrire. La fortuna è intesa come sorte, è il caso che determina il corso degli eventi contro la quale l’uomo non può fare nulla. L’intelligenza è la capacità dell’uomo di saper analizzare le situazioni che si presentano, cercando di trarne benefici. La scelta di rifugiarsi dei giovani all’interno di una villa e nel suo giardino non è affatto casuale, ma in questo luogo protetto da alte mura possono scampare del pericolo della peste e attuare il loro intento, cioè quello di ricreare una società migliore che la pestilenza aveva distrutto.

Segue nella terza giornata la lettura di 3 Novelle del decamerone

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