Uscita a Narni ed Amelia. Relazione del Presidente Carlo Augusto Dal Miglio

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Visita culturale a Narni e Amelia
Forse non molti si saranno accorti che in occasione della visita Culturale all’Abbazia Casamari, non vi è stato il successivo diario della giornata che da un po’ di tempo redigo per fermare alcuni aspetti che possono avere colpito l’attenzione dei Soci o che hanno costellato la giornata di visita. Purtroppo mio malgrado la convalescenza a seguito di un intervento chirurgico, mi ha impedito, nella speranza che comunque l’iniziativa sia gradita, di redigerla perché assente. So comunque che la partenza avvenuta da Spoleto nelle primissime ore del giorno con una temperatura sotto lo zero, ha avuto poi svolgimento piacevole per il sole che ha accompagnato la visita e per la temperatura che si è stemperata sotto il bel sole. Trascurabile quanto ha fatto arrabbiare la Direttrice, che per la cura che mette sempre in tutte le cose, non ha gradito come si è svolta la pausa pranzo. Dobbiamo ricordare a tutti ed in primis alla Direttrice, che non si deve far carico di problemi non dovuti a sua sinecura e che devono essere attribuiti eventualmente alla poca professionalità di altri. D’altro canto il luogo da visitare era lontano da Spoleto e quindi non era facile con il cattivo tempo dei giorni precedenti e con le informazioni raccolte che davano il locale con 4 stelle, immaginare quanto lamentato. Comunque la visita è avvenuta ed è stata all’altezza delle aspettative ed è stata considerata la più bella Abbazia finora visitata
Si parte, prima destinazione Narni
Partenza regolare e viaggio, come ormai siamo abituati, perfetto, unica variante l’orario di imbarco alle 08,40 per la vicinanza della meta. Alla passeggiata imbarco alle 08,50, alla guida il simpatico Luigi. Nessun problema e arrivo come da programma a Narni. Lungo il breve tragitto le ormai consuete e indispensabili notizie che Agostino ci fornisce per inquadrare quello che avverrà e le cose salienti da ammirare. In attesa di iniziare la visita al museo con la guida ufficiale, c’è stata la possibilità di prendere un caffè o fare colazione. Personalmente ho avuta una vicenda assai strana: preso un caffè mi sono recato nella toilette e….. sono rimasto sequestrato. La porta si è bloccata ed ogni tentativo d’uscire mi è stato precluso. L’ambiente era sufficientemente ampio e personalmente non soffro di claustrofobia, comunque la sensazione di essere privato della libertà di movimento non è stata molto piacevole. Grave mancanza, non ho pensato di utilizzare il cellulare e picchiando alla porta ho pensato che qualcuno mi sentisse. L’Angelo protettore, mia moglie, quando si è resa conto della mia prolungata assenza, accertato che fossi ancora in vita, chiamava il personale che provvedeva alla mia liberazione!
Brevi cenni storici
La zona era già abitata nel Paleolitico, come alcuni ritrovamenti attestano. Nel III sec a C. fu oggetto di interesse per Roma che la assediò senza riuscire ad espugnarla, ciò dovuta anche alla sua posizione. Grazie ad un tradimento di due persone locali, i Romani riuscirono a penetrare all’interno delle mura. Divenne colonia romana ed importante punto strategico lungo la via Flaminia. Fu ribattezzata dai romani Narnia, nome tratto dal vicino fiume Nar, l’attuale Nera.
Non si hanno molte notizie di quel periodo ma si pensa che abbia avuto un ruolo importante nelle prime guerre puniche e ciò trova conferma in quanto nei pressi della frazione di Stifone, dove anticamente c’era il porto della città romana, è stato individuato il sito archeologico che appare come un cantiere navale romano. Notizie certe danno la navigabilità, all’epoca, del fiume Nera, tanto che il console Gneo Calpurnio Pisone nel 19 si imbarcò a Narni con la moglie per raggiungere Roma. Proseguendo in alcuni cenni storici nel 90 a.C. divenne Municipium, nel 30 d.C. ebbe i natali Nerva ultimo imperatore italico. Non si sa quando il nome Narnia fu cambiata in Narni. Una leggenda narra che in periodo medievale, nell’area fra Narni e Perugia esistesse un Grifone, contro il quale, le due città tra loro in guerra, si erano coalizzate per combatterlo. Alla sua uccisione Perugia come trofeo prese le ossa del Grifone (bianche) e Narni la pelle (rossa). Per questi motivi il Grifone di Perugia è bianco mentre quello di Narni è rosso. Purtroppo a differenza di molti associati non ebbi occasione di essere presente in altre due visite della cittadina, nel corso delle quali fu visitata la Narni sotterranea, la chiesa di San Domenico sede dell’inquisizione e la Rocca Albornoziana .
Museo Palazzo Eroli
Il Museo prende il nome dal marchese Giovanni Eroli (Narni 1813-1904), intellettuale rilevante, storico, archeologo, antiquario ed altro, che volle raccogliere una notevole quantità di reperti e opere d’arte. Notevoli erano i suoi contatti con gli intellettuali dello Stato Pontificio e dello Stato unitario poi. Ha una superficie complessiva di 2.700 mq, in tre aree di circa 900 mq, attrezzata con tecniche d’avanguardia e intelligenti sistemi d’illuminazione.

Piano terra
Trova posto la biblioteca comunale con diciassette mila volumi stampati tra il 1600 e il 1800 ed inoltre ventisei incunaboli della metà del XV° sec., manoscritti posteriori al XVI° sec e manoscritti musicali. Locali da noi non visitati
Primo piano
Trovano collocazione reperti preistorici, una sezione dell’età classica, preclassica e medioevale.
Secondo piano
Qui trova posto la pinacoteca incentrata sulla “incoronazione della Vergine” di Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio, alla quale è riservata un’intera sala nera entro la quale campeggia il magnifico dipinto, illuminato a sezioni didascaliche da un sofisticato sistema luminoso. Probabilmente è del 1486 per il Duomo di Narni, E’ certamente un’opera di collaborazione anche se difficilmente si riconoscono le mani degli allievi. Il dipinto risulta molto affollato, insolito per il modo di concepire del Ghirlandaio, ma al cui gusto corrispondono i colori nelle gamme morbide e acute dei rossi, dei blu, dei gialli. La prospettiva si articola solo per le figure che degradano dal primo agli ultimi piani, su sfondo dorato. Qui è anche esposto il quadro con il ritratto di Berardo Eroli che è stato arcivescovo di Spoleto dal 1448 al 1474, vicario del Papa per la Diocesi di Roma e cardinale dal 1460. Altro personaggio di rilievo per la Narnia del 1400 è il noto condottiero chiamato Erasmo da Narni detto il Gattamelata, immortalato da Donatello, famoso il motto inciso nella sua casa natale “Narnia me genuit Gattamelata fui”. Trovano inoltre esposizione opere di Piermatteo d’Amelia, dello Spagna, del Vecchietto, di Antoniazzo Romano, di Livio Agresti ed altri artisti di ambito locale come il Maestro della Dormitio Virginis di Terni, il Maestro di Narni, Pierantonio Mezzastris, Giovan Francesco Perini, il narnese Michelangelo Braidi, Agostino Masucci, Giacinto Boccanera.
Trova inoltre posto, anche se non sono terminati completamente i restauri, la mummia egizia
l’Annunciazione di Benozzo Gozzoli.è un altro gioiello del Museo Eroli. Un critico francese definì così l’Annunciazione narnese “ Un battito d’ali, un fremito e poi una quieta profonda insieme a luce, luce, luce, tanta luce L’Arcangelo Gabriele è davanti a Maria. La guarda in modo rassicurante, protettivo. Le dà l’annuncio. La mano destra si protende a lei con delicatezza, la sinistra tiene, invece, un ramoscello di gigli. Purezza, candore, Maria dapprima incredula è colta da estasi improvvisa. Nel suo grembo s’incarnerà il Verbo, dal suo grembo nascerà, per donarsi al mondo e riscattarlo, la Speranza. Le braccia si incrociano sul petto, le ginocchia, coperte da un manto drappeggiato, poggiano su uno sgabello. Un libro di preghiere è aperto. C’è un incontro di sguardi. Ovunque si effonde la presenza divina”. Il dipinto proviene dalla chiesa domenicana di Santa Maria Maggiore a Narni, come si può interpretare dal motivo decorativo dei cani neri –Domini canes – nel tappeto ai piedi della Vergine, il dipinto risale al 1449.
Ora della sosta
Rapido raggruppamento e imbarco sul Pullman per raggiunge il Ristorante “Lo Scoglio dell’Aquilone” dove ci attendeva uno sfizioso menù che terminava per rinfrancare gli animi e le membra con il dolce tiramisù. Queste soste, non finiremo mai di dirlo, oltre che salutare riposo, è quanto mai necessario per le necessità che si presentano nel corso della mattinata. Inoltre è bello lo scambio di idee e battute che i commensali si scambiano fra una portata e l’altra e fra un brindisi ed un altro.
Abbiamo avuto poi la gradita visita di esponenti dell’Unitre d’Amelia con la propria Presidentessa ed alcuni altri esponenti, con l’omaggio di alcuni volumi. Piacevole l’intermezzo di un poeta che ci ha rallegrato con alcuni versi da lui scritti. Inoltre abbiamo avuto anche la visita del Presidente di Narni. Foto ricordo e strette di mano con l’impegno di tenere stretti contatti per il futuro fra le nostre Unitre. Il tempo purtroppo incalzava e non si poteva indugiare molto più a lungo con il rischio che la successiva visita ad Amelia saltasse o si riducesse per il poco tempo a disposizione.
Amelia
Amelia è posta nella zona sud-ovest dell’Umbria, vicino al Lazio. Zona prevalentemente collinare, all’estremità della catena dei monti Amerini. Secondo la mitologia fondata dal re Ameroe intorno al 1134 a.C da cui trae il nome. Le mura megalitiche, all’interno del perimetro formato dalle mura poligonali che insieme a quelle romane e medioevali, circondano una buona parte dell’abitato, testimoniandone l’origine..
Amelia ebbe un periodo florido nell’età romana e tale grandezza viene confermata dalla statua bronzea di Germanico conservata come vedremo poi nel museo archeologico. Molte la vicende che hanno coinvolto Amelia nel periodo medievale. Accenniamo solo che con la venuta dei longobardi in Italia nel 568 si trovò contesa tra il Ducato di Spoleto (longobardo) e l’impero Bizantino in quanto rappresentava l’unico percorso per il collegamento tra Roma, sede spirituale, e Ravenna sede del governo bizantino in Italia.
Lo stemma del Comune d’Amelia ha la banda d’argento con lettere romane A.P.C.A. che sta per il latino “Antiani Populi Civitatis Ameriae” ( anziani del popolo della città di Amelia), poi nel 2007 lo stemma ha modificato gli ornamenti originali e le lettere hanno assunto il significato di “Ameriae Populum Concordia Amplectatur” (La concordia riunirà il popolo di Amelia).
La visita prevista al Museo civico archeologico ci vedeva in perfetto orario.

Museo archeologico di Amelia
Il palazzo Boccarini (XIII-XIV sec) ospita dal 2001 la collezione del museo. Il palazzo è stato sede nel 1410 il governatore pontificio, dopo l’Unità d’Italia ospitò il Convitto Boccarini, poi sede dei salesiani e in quel periodo venne aggiunto il chiostro antistante. Si inizia dal piano terra dedicata ai ritrovamenti delle antiche genti mostrandone le suppellettili dei primi abitanti. Segue la parte dedicata alla conoscenza del territorio dal punto di vista geologico, morfologico e storico con la ricostruzione della città attraverso i materiali più antichi. Quindi la storia dall’età arcaica all’ellenismo fino all’età romana attraverso la conquista territoriale dell’Umbria da parte di Roma. Al primo piano una vasta raccolta archeologica che descrive la città in cui si svolse il processo a Roscio Amerino da parte dell’ancor giovane Marco Tullio Cicerone, dalla quale si è potuto evincere la facoltosa committenza amerina con statue, ritratti, elementi d’arredo, che danno notizie circa lo artigianato locale, Sempre al primo piano un intero locale dedicato alla statua bronzea di Germanico. Opera del primo secolo dopo Cristo che dopo un lungo restauro è tornata al museo. La statua di alto valore artistico è anche un reperto interessante per la rarità delle opere in bronzo in età romana, raffigura Nerone Claudio Druso detto Germanico, figlio di Druso maggiore, fratello di Tiberio. Tiberio per volontà di Augusto lo adottò. La sua morte misteriosa gettò un’ombra di sospetto contro Tiberio, contrario al figlio adottivo, Alla sua morte gli vennero tributati grandi onori e a conferma di ciò l’immagine lo rappresenta in veste trionfale, coperto dalla lorica decorata (corazza istoriata) con la scena di Achille e Troilo. Troilo figlio di Priamo viene accostato a Germanico per la sua prematura scomparsa. Rappresentato nel tipico gesto di Adiocultio (tipico atteggiamento dei consoli che parlano alle truppe) e con numerose affinità con il famoso Augusto di prima porta. Una istallazione multimediale “fa parlare” la statua del generale Germanico, una parete in movimento con immagini che rimandano alla storia di Germanico e alla storia romana di Amelia. il tutto supportato da una gestione sincronizzata di luci e audio fuori campo che hanno un forte effetto coinvolgente.

Visita alla Città di Amelia
Il programmato giro per la città non poteva essere fatta per il protrarsi della visita museale. Ciò nonostante riuscivamo ad ammirare le imponenti mura poligonali che come dicevo nella presentazione generale, cingono con quelle romane e medioevali il centro storico. Formate da massi perfettamente incastrati tra loro senza ausilio di malta. La vecchia cinta muraria presentava sei accessi. Attualmente quattro sono le porte oggi utilizzate (porte Romana, Leone IV, Posterola, della Valle), mentre le altre due hanno solo interesse storico ed archeologico. Oltre alla cinta principale, nella parte più alta dell’acropoli vi è una cinta più antica, detta megalitica (dal greco mègas=grande, lithos=pietra) fatta con blocchi irregolari, non levigati e collocati in modo primitivo. Ci veniva accennato poi dalla guida la notevole opera idraulica dell’ingegneria romana costituita dalla Cisterna (I sec a.C.) costituita da dieci ambienti contigui con una capacità di 4.300 mc. Altre cose da vedere, consigliateci dalla Guida, sarebbero stati i palazzi rinascimentali: palazzo Petrignani, Nacci, Cansacchi, Farrattini (opera di Antonio Sangallo il Giovane ( studio preparatorio per il famoso Palazzo Farnese a Roma), Venturini, Clementini. Ci segnalava inoltre, la Guida, una visita al teatro settecentesco interamente in legno e con meccanismi originali perfettamente funzionanti. Opera del conte amerino Stefano Consacchi, esponente dell’Accademia perugina del Disegno di cui faceva parte Gian Antonio Selva, il quale dieci anni dopo realizzò a Venezia, a trentanove anni, il Teatro della Fenice ispirato al modello di Amelia.
Come sempre, dopo le tante belle ed interessanti cose viste, si doveva riprendere la via di casa, ed in verità dopo una giornata piena, il desiderio di rientrare nella propria casa non è più percepito come un abbandono di quanto ancora si potrebbe vedere ma come un ritorno alla propria città che ci attendeva fedele e sicura di non essere abbandonata e consapevole di essere sempre fra le eccellenze delle città.
Purtroppo per un nostro carissimo Socio il rientro avveniva apprendendo la notizia del decesso del nipote diciassettenne.
Formulo a nome di tutti i Soci le condoglianze più sentite per la perdita di una vita così giovane e così amata da tutti i suoi familiari.
Coraggio Luciano ti siamo vicini.

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