Relazione del Presidente sull'USCITA A PALAZZO TRINCI

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Visita culturale Palazzo e Rocca Trinci Foligno – Capodacqua

Ragazzi si ricomincia, con la stessa lena dello scorso anno, ma forse ancora con più slancio, per cercare di Visita culturale Palazzo e Rocca Trinci Foligno – Capodacqua
Ragazzi si ricomincia, con la stessa lena dello scorso anno, ma forse ancora con più slancio, per cercare di dimenticare il faticoso e periglioso Anno Accademico scorso. Non ci si poteva attendere un successo inferiore, vista la partecipazione che quest’anno abbiamo avuto all’inaugurazione a Villa Redenta Sala Monterosso. La presenza delle Autorità, che ci hanno augurato di continuare sulla strada degli scorsi anni e di migliorarci per quanto possibile, ha trovato una platea di più di cento Associati a testimoniare che la voglia di fare e la voglia di partecipare sono il giusto sugello a a quanto faremo. Scherzando qualcuno diceva, ma quest’anno abbiamo un anno in più e…… cosa importa, quando si ha lo spirito giovanile e la voglia di partecipare, anche le problematiche, che possano sorgere, saranno sconfitte, per ritrovarci uniti alle lezioni, ai laboratori e alle visite culturali. Proprio l’altro giorno ho incontrata una Signora che mi diceva, che se non avesse avuto la necessità d’uscire per le incombenze della sua vita avrebbe passato fra il letto e la poltrona il suo tempo in solitudine. No, questo non deve accadere, e lo sanno bene i nostri Associati, che in occasione della prima uscita hanno risposto con uno slancio tale che ci ha costretto subito a organizzare due Pullman. Si, sarà anche per essere presenti alla prima uscita, ritrovarci insieme e festeggiare San Martino, ma credo che la voglia di stare insieme in allegria, compagnia e la “fame” di conoscere siano state le vere molle che hanno determinato la grande partecipazione. Ho virgolettato la fame del sapere con malizia, perché al tour è legata anche una merenda cena che oltre a non guastare mai, permette quella ulteriore integrazione e conoscenza, fra i partecipanti, della quale non ce ne è mai troppa. E allora partenza, vista la vicinanza della meta, alle 14,00 destinazione Foligno Palazzo Trinci. Breve informativa del sempre inossidabile Agostino che facendo il pendolare è passato da un Pullman all’altro, per inquadrare la giornata. Arrivo alla meta in perfetto orario alle 15,00.
Accolti gentilmente dal Presidente dell’Università delle Tre Età di Foligno che ci dava il benvenuto scusandosi che non avrebbe potuto trattenersi più a lungo con noi, avendo le Lezioni al venerdì, infatti loro hanno gli appuntamenti al Mercoledì e Venerdì di ogni settimana. Contrariamente a quanto avviene in occasione di visite analoghe, non è stato richiesto una suddivisione in gruppi, per cui, dopo l’assalto ai servizi, ci si è introdotti nei locali. Ma a tempo torniamo all’ingresso del Palazzo Trinci .
Palazzo Trinci
Si trova sul lato nord di piazza della repubblica nel centro di Foligno. Il nome proviene dalla Famiglia Trinci che governò sulla Città tra il 1305 e il 1439. Il Palazzo Trinci rappresenta una delle dimore signorili più interessanti e meglio conservate d’Italia. La famiglia Trinci esercitò la Signoria sulla città e sotto il loro dominio, Fulginium (poi nel medioevo Foligno) ebbe notevole sviluppo territoriale, assoggettando città come Spello, Montefalco, Assisi, Bevagna, Trevi e Nocera. Il Palazzo risulta da una ristrutturazione di edifici preesistenti voluta da Ugolino Trinci. Con la fine del dominio Trinci e l’annessione di Foligno allo stato della Chiesa, il palazzo fu sede dei governatori pontifici, mantenendo tale funzione fino all’Unità di Italia, e poi destinato ad uffici. Il palazzo ha subito vari interventi per adattamenti alle funzioni svolte e anche a causa dei danni provocati dal terremoto e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La facciata di stile neoclassico è dovuta ad un intervento dell’ottocento. Tracce XV secolo si hanno sulla destra nel cavalcavia che collegava il palazzo alle abitazioni sopra la navata minore della cattedrale, conservandone il paramento in cotto con bifora. Una scala di stile gotico posta all’interno del Palazzo, permette di raggiungere la loggia, affrescata con la leggenda della fondazione di Roma. Scala sistemata nell’attuale stato nei primi del novecento. Da qui si accede alle sale del piano nobile. Al secondo piano è posto un ampio vestibolo, la Sala Sisto IV, decorata di affreschi e con soffitto ligneo con al centro lo stemma del pontefice. Da qui si accede alla cappella affrescata da Ottaviano Nelli con storie della vita della Vergine (1424). Vicino alla cappella la loggia con le Storie della fondazione di Roma (parte degli affreschi è limitato a sinopia) che mettono allusivamente in relazione la potenza di Roma e quella di Foligno. Dalla loggia si accede nella sala delle Arti Liberali e dei Pianeti, dove sono rappresentate le Arti e i Sette Pianeti, cui sono collegate le Età dell’uomo e le Ore del giorno. Queste personificazioni illustrano il complesso concetto allegorico secondo il quale la vita si divide in sette periodi, ciascuno dei quali è influenzato da un pianeta: a ciascuna età infine corrisponde l’apprendimento di una disciplina. Anche il cavalcavia-corridoio, che collega il palazzo con il duomo, propone il tema delle Età dell’uomo. La parete di fronte è invece effigiata con gli Eroi dell’Antichità e i prodi della tradizione medievale. La Sala dei Giganti è affrescata con colossali figure di Eroi della storia di Roma, da Romolo a Traiano, abbigliati secondo la moda rinascimentale. Sotto le figure compaiono i rispettivi nomi e versetti latini dell’umanista Francesco da Fiano. Da un recente ritrovamento di un taccuino settecentesco, trascrizione di un antico documento del 1411, risulta chiaramente che il lavoro della loggia, della sala dei Pianeti, delle Arti liberali e dei Giganti, venne affidata a Gentile da Fabriano, con la collaborazione di allievi. Nel Palazzo trova sede la Pinacoteca.
Pinacoteca
Il tempo, grande tiranno, ha impedito una visita accurata e il più degli Associati è defluita verso l’uscita saltandone la visita anche fugace. Personalmente e con il Socio Pino ci siamo introdotti nelle sale ed abbiamo potuto velocemente vedere quanto esposto. La Pinacoteca nasce con la soppressione degli ordini religiosi e con l’acquisizione di gran parte degli oggetti d’arte dei monasteri e degli ex conventi che divennero di proprietà comunale. Queste raccolte di opere, selezionate da una commissione, sono approdate a Palazzo Trinci solo nel 1936 dopo vari passaggi in altre sedi. Qui si può ammirare la Scuola pittorica folignate attiva fra la fine del XIV secolo e tutto il XV secolo. Si possono ammirare opere di Giovanni di Corraduccio, Bartolomeo di Tommaso, l’Alunno, Pierantonio Mezzastris, Ugolino di Gisberto. Vi è anche una certa selezione di pittura del cinquecento. Lattanzio di Nicolò. Feliciano di Nuti, Bernardino di Mariotto, Dono Doni, Ascensidonio Spacca dello il Fantino.
Imbarco immediato per la Rocca dei Trinci Capodacqua
Riunito il gruppo, veramente imponente, ci si recava all’imbarco per raggiungere la Rocca dei Trinci a Capodacqua.
La Rocca, immersa in una superba macchia di conifere, si erge maestosa, fortezza posta a protezione del diverticolo che conduce a Colfiorito, considerata all’epoca di vitale importanza strategica. Si ha notizia di questo nucleo fortificato nella “Cronica di Perugia” del 1289, nella quale si fa menzione che il 13 maggio di quell’anno, truppe perugine e todine devastarono i castelli di Foligno fra i quali Colfiorito e Capodacqua. Con il passaggio da Ugolino I a Corrado I , continuarono i lavori di fortificazione intrapresi, ma soprattutto con Ugolino III, figlio di Trincia VIII il castello venne ampliato e fortificato. Nel 1413 il castello subì gravi danni dalle truppe di Ladislao d’Angiò re di Napoli. Corrado III governò con due suoi fratelli (Nicolò e Bartolomeo) i quali attirati in un tranello vennero uccisi per motivi d’onore. Corrado III rimase unico signore. Per vendicare la morte dei fratelli, effettuò uno sterminio di quanti avessero avuto colpa o solo immaginato che avessero qualche relazione con l’uccisione dei fratelli, effettuando un eccidio di uomini donne e figli di quanti erano indiziati ai suoi occhi di tale colpa. Il pontefice che aveva tentato di mitigare queste rappresaglie, senza esito, decise, nel 1439 di mandare le truppe del cardinale legato Giovanni Vitelleschi che dopo un assedio durato due mesi, favoriti da alcuni congiurati aprirono le porte e permisero la capitolazione della Rocca. Corrado III e i suoi figli maschi fatti prigionieri e rinchiusi nella rocca di Soriano, furono strangolati. In tal modo finisce la Signoria dei Trinci. Il castello è approssimativamente a ferro di cavallo, le mura, delle quali rimangono pochi resti ben restaurati, seguono l’andamento del terreno. All’interno in ottimo stato di conservazione svetta la torre pentagonale, alta 32 metri, con merlature guelfe, ricca di feritoie su tutti e cinque i lati. Sempre all’interno delle mura perimetrali, è ancora esistente una piccola chiesa dedicata alla Madonna del Castello. Ancora meta degli abitanti del luogo , per atto di liberalità degli attuari proprietari della Rocca, aperta a riti religiosi particolarmente seguiti. Non è stato possibile visitare il Maschio per la impossibilità di incanalare cento visitatori su una stretta scala a chiocciola, per visitare le stanze ricavate per un riposante soggiorno in luogo piacevole, silenzioso ed immerso nella natura. E’ invece stato possibile visitare un locale adibito a cucina che conserva una ricca collezione d’oggetti in rame ed altri utensili indispensabili per cucinare nelle epoche trascorse. Una simpatica curiosità, gli abitanti di Fiorenzuola, paesino nei pressi del castello, tutti “Bartoli” di cognome, discendono dai mastri muratori chiamati dai Trinci per la ricostruzione del maniero. Originari del capoluogo toscano, vollero chiamare quelle poche case Fiorenzuola (piccola Firenze), in ricordo della loro città natale.
Ora di merenda-cena e ritorno a Spoleto
Terminata la visita ci imbarchiamo per raggiungere velocemente il luogo ove ci attende un po’ di riposo ma soprattutto la merenda-cena per festeggiare la prima uscita, ma soprattutto San Martino (sarebbe stato il giorno dopo) che tradizionalmente ci vede tutti insieme per festeggiare la ricorrenza. Una struttura di tipo industriale ben riscaldata ci accoglieva per l’ultimo atto del nostro tour. Un caldo potage di zucca con lenticchie apriva il menù, permettendo il giusto riequilibrio delle forze e della temperatura corporea, seguiva uno sformato di patate con uno spezzatino alla cacciatora, una fetta di pandispagna ricoperto di abbondante panna e naturalmente una gran quantità di marroni arrosto per ricordare a tutti che era San Martino, anticipato, per noi. Naturalmente acqua e vino, tutto di ottima qualità e servito da uno stuolo d’improvvisati camerieri. Applauso spontaneo e corale all’apparire delle pie cuoche che si erano cimentate nel preparare il pasto per il primo reggimento Unitre di Spoleto. Alle 20,15’ rientro trionfale nella nostra, sempre più bella Spoleto, che ci accoglieva con la sfavillante illuminazione dei suoi monumenti veramente unici.

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