Dott.ssa Anna Rita Cosso il 12 febbraio presenterà Cesare Pavese "il mestiere di vivere"

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“Il Mestiere di Vivere” è un’opera complessa nella quale vengono annotate, sotto forma di appunti frammentari, pensieri, sensazioni; una sorta di Zibaldone in cui “tempo della scrittura e tempo della vita coincidono”. Pavese inizia la stesura del Diario dopo il suo arrivo a Brancaleone Calabro, il 6 ottobre 1935, e lo termina qualche giorno prima del suicidio, il 27 agosto del 1950.
Questo lavoro è la chiave che ci consente di entrare nel suo laboratorio poetico e di scoprire le sue letture, le sue riflessioni, non soltanto sugli uomini ma sulla letteratura e sulla poetica, e il suo rapporto con la sua stessa arte; è lo strumento privilegiato cui affida i suoi pensieri di scrittore e di uomo e, soprattutto, le confessioni ultime su quei tormenti intimi che segnano la sua vita.
Se volessimo fare una classificazione dei contenuti dell’opera potremmo suddividerli in:
1. riflessioni intime su se stesso;
2. descrizione dei luoghi frequentati ed abitati;
3. riflessioni filosofiche e teologiche;
4. considerazioni etimologiche;
5. meditazione sulle sue opere letterarie;
6. citazioni di titoli e versi di alcune sue poesie;
7. citazioni di molte opere straniere dalle quali prendeva spunto per i suoi lavori;
8. citazioni e riflessioni su autori classici come Omero e altri;
9. riflessioni su poeti stranieri, francesi, inglesi e americani;
10. scrittura "work in progress".

"Il mestiere di vivere" è da leggere assolutamente; da tenere a portata di mano, conservare e custodire come qualcosa di unico e prezioso, come preziosa è la vita e l'esperienza di un uomo raro, un titano della poesia, capace di superare ogni umana barriera, di entrare nell'anima, e nel più profondo ed occulto mistero del cuore.

Nell'inquietudine e nello sforzo di scrivere, ciò che sostiene è la certezza che nella pagina resta qualcosa di non detto.

Estratti:

9 ottobre 1935
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10 novembre 1935
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27 settembre 1937
<>, sentine di vizi, perfide, Dalile, ecc. è in fondo soltanto questa: l'uomo eiacula sempre – se non è eunuco – con qualunque donna, mentre loro giungono raramente al piacere liberatore e non con tutti e sovente non con l'adorato – proprio perché adorato – e se ci giungono una volta non sognano più l'altro. Per la smania – legittima – di quel piacere sono pronte a commettere qualunque iniquità. Sono costrette a commetterla. E' il tragico fondamentale della vita, e quell'uomo che eiacula troppo rapidamente, sarebbe meglio non fosse mai nato. E' un difetto per cui vale la pena di uccidersi.>>

23 novembre 1937
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31 dicembre 1937
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27 marzo 1938
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3 dicembre 1938
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10 dicembre 1938
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4 maggio 1942
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27 giugno 1946
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12 aprile 1947
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17 Agosto 1950
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Cesare Pavese, Il mestiere di vivere

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