Relazione del Presidente sull'Uscita a San Gimignano e Monteriggioni

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Visita culturale a San Gimignano e Monteriggioni
Non vorrei cominciare come sempre, riconoscendo alla nostra Direttrice, proprietà divinatorie, che riesce a sfoderare in occasione delle nostre uscite. Ma sono costretto a farlo visto che, dopo settimane di brutto tempo ed in alcuni momenti di pioggia a catinelle, è riuscita ad incastonare una bella giornata fra tante brutte prime e tante brutte dopo. La nostra visita culturale. In vero questa “uscita” avremmo dovuta farla, come primo Pullman, il 28 febbraio, ma per motivi climatici, ci siamo messi in coda al viaggio del secondo Pullman avvenuto il 7 marzo, anch’esso ha goduto di una giornata miracolosamente clemente. Ma prima d’addentrarmi nel diario della giornata, voglio fare alcune note di precisazione. Quando la nostra Direttrice si spende, ed alcune volte in più occasioni, a pubblicizzare una visita culturale, non lo fa per incrementare la “clientela”, perché ricordiamoci che nulla ne viene di guadagno pecuniario all’Unitre e tanto meno ai singoli che si incaricano d’accompagnare i Soci, ma è solo perché, alcune uscite sono fortemente impattanti nella coesione del gruppo, per le meraviglie che si possono godere e che trasformano una uscita interessante in un momento di vera partecipazione collettiva. Se poi, oltre a scoprire delle vere e proprie perle, si accompagna un paesaggio bucolico, favorito dal bel tempo, che può farci ritornare alle piacevolezze della vita per bellezze viste e per la pace che ci infonde, ed anche perché no, una piacevole mensa conviviale, si può creare un evento che sarebbe veramente un peccato perdere. E veniamo dunque al perché, approfittando della magnifica visita a San Gimignano e Monteriggioni, la Direttrice ha, per ben due volte, insistito nel dire che la visita alla Rocca di San Leo era un nuovo momento che racchiudeva tutto quanto ho cercato di trasmettevi con le mie note.
Partenza
Vista la lontananza della località da visitare, partenza all’alba alle 6,45 da Piazza Vittoria e a seguire gli altri imbarchi, a Foligno, breve sosta per accogliere due nuovi partecipanti e via….per la meta. Lungo il percorso, come da gradita consuetudine, presentazione della giornata di visita da parte del deus ex-machina, Agostino. Abbiamo trovato in Agostino un validissimo collaboratore, che si sottopone a doppie visite nello stesso luogo, per permettere a tutti i Soci che non possono trovare posto in un unico Pullman, la possibilità di non perdere la visita. Sempre documentatissimo su tutto ciò che è oggetto della visita e la porta a conoscenza dei Soci in modo simpatico e chiaro, dando le notizie e le nozioni che sono da tutti particolarmente gradite e apprezzate Breve sosta per un caffè ed altro e naturalmente non sono mancati i buonissimi biscottini di Caterina che oltre ad essere molto buoni e in quantità tale d’accontentare tutti in abbondanza, è diventata una abitudine che nelle rare volte nelle quali non può venire ce se ne accorge fortemente della mancanza. Arrivo alle 10.30 circa a San Gimignano.
San Gimignano
E’ un comune in provincia di Siena, come avevo detto ad una cara Socia che me lo aveva richiesto, e che poi alcune persone mi hanno contrasta
to dicendo invece che era in provincia di Firenze, ma invece, ribadisco, essere in provincia di Siena. Per la sua caratteristica architettura medievale del centro storico è stato dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità. E’ uno dei migliori esempi in Europa di organizzazione urbana dell’età comunale. Sorge su un luogo che almeno dal III Sec a.C. era abitato dagli etruschi, scelto per motivi strategici dominando la valle Nel medioevo si trovava su una delle direttrici della via Francigena. Secondo la tradizione il nome sembra derivi da un santo vescovo di Modena, che avrebbe difeso il villaggio dall’occupazione di Attila. Nel 1150, nonostante nuovi tracciati della via Francigena, San Gimignano continuò la sua crescita con una espansione territoriale e la crescita delle attività commerciali. Nel 1199, in piena espansione economica, divenne comune indipendente dai vescovi di Volterra. Seguirono le lotte tra guelfi e ghibellini, poi sotto la fazione vincente dei ghibellini, ebbe il massimo splendore economico, particolarmente per il commercio dello zafferano ( in Italia e all’Estero) per la diffusione della speculazione finanziaria e dell’usura. Tale situazione di solida economia, creò la nascita di un ceto aristocratico urbano, che a dimostrazione della propria supremazia politica e sociale, la concretizzò nella costruzione di torri che nel 1300 arrivò a 72 torri. Subì la supremazia dei guelfi di Firenze che ordinarono la distruzione delle mura. Con la riconquistata della supremazia dei ghibellini, vennero ricostruite le mura. Nel maggio 1300 San Gimignano ebbe come ambasciatore della lega Guelfa in Toscana, Dante Alighieri. Colpita dalla peste nera e dalla carestia subì una decimazione della popolazione e una grave depressione economica tanto che finì per consegnarsi a Firenze rinunciando alla propria autonomia. Nonostante la diminuita importanza della città, vi fu una notevole presenza di maestri, senesi e fiorentini, chiamati dagli ordini religiosi per abbellire le loro proprietà. Famosa per le torri medievali che ancora svettano, delle 72 torri che esistevano nel periodo di maggior splendore, ne restano oggi, solo 14. La torre più antica è la torre Rognosa eretta inizio 1200. La più alta è la Torre del Podestà, detta Torre Grossa, di 54 metri, un regolamento cittadino del 1255, vietò ai privati di innalzare torri più alte della Torre Rognosa.
Visita della Città
La piazza più famosa e più bella , è Piazza della Cisterna, circondata da case e torri medievali, idealmente all’incrocio tra la via Francigena e quella che univa Pisa a Siena. Con la vicina Piazza del Duomo si può considerare il centro della vita pubblica e del commercio. Piazza del Duomo, colpisce per la ricchezza degli edifici presenti: Palazzo Nuovo del Podestà con la Loggia del Comune, la Torre Rossa e le Torri Gemelle dei Salvucci. Il Duomo al culmine di una scalinata domina la piazza, di fronte al Palazzo Vecchio del Podestà e alla Torre Rognosa e alla Torre Chigi, Il Duomo del 1100 in stile romanico, dall’aspetto austero e non particolarmente attraente cela al suo interno un insieme di affreschi da stordire nell’immediato. Avvenuto il pagamento dei biglietti d’ingresso ci si avviava alla visita della chiesa, passando da un ingresso laterale che immette nel Duomo. Siamo subito accolti dall’affresco del Ghirandaio con l’Annunciazione, maestro fra i più rappresentativi del Rinascimento fiorentino, efficacissimo soprattutto nella vivacità e immediatezza dei ritratti. Come diceva Ludovico il Moro signore di Milano, ”Le sue cose hanno bona aria”, ed è proprio questa “ bona aria” che rende la sua composizione aerea e luminosa, sullo sfondo di un paesaggio toscano verde e collinare, in un interno quattrocentesco, dove una Madonna dal volto dolcissimo ascolta assorta l’annuncio dell’Angelo. Come accennavo, entrando in Duomo si è colpiti da una abbondanza di affreschi di eccezionale bellezza. Eretta nel 1056, venne consacrata nel 1148, poi ristrutturata e ingrandita nel 1460 su progetto di Giuliano di Maiano. L’interno del Duomo, si presenta a tre navate, con una serie di archi che formano sette campate, volte a vela. Nella zona centrale interna la controfacciata è dominata dall’affresco che raffigura il Martirio di San Sebastiano datato 1465 e firmato Benozzo Gozzoli, nell’affresco sono dipinte figure di Santi ed in basso è collocata la figura di Gesù Crocefisso fra San Girolamo e Sant’Onofrio. Sulle mensole le statue lignee dell’Arcangelo Gabriele e di Maria Annunciata, che costituiscono il gruppo dell’Annunciazione di Jacopo della Quercia con la collaborazione di Matino di Bartolomeo. Nella parte più alta della controfacciata vi è il Giudizio Universale di Taddeo Bartolo in cui viene raffigurato Cristo giudice fra Profeti e Angeli, la Madonna e San Giovanni. Sotto vi sono i Dodici Apostoli, dello stesso autore e raccordata all’inizio delle pareti laterali, sempre di Taddeo, in quella a sinistra i Beati e a destra i Dannati. Sui pilastri laterali del Gozzoli a sinistra Assunta in Gloria e San Bernardo e Sant’Agostino e a destra Sant’Antonio Abate e San Girolamo e San Bernardino. Nella navata Mediana per opera di Pier Francesco Fiorentino, putti reggifestoni con dodici medaglioni e sull’arco trionfale al di sopra dell’altare maggiore Cristo in Pietà sul sepolcro di Sebastiano Mainardi. Nella navata sinistra vi sono gli affreschi con le Storie del Vecchio Testamento di Bartolo Fredi ed ancora nelle lunette i Profeti di Pier Francesco Fiorentini e presso il portale Santa Caterina di Lippo Memmi e a destra del portale Scene della vita di San Nicola di Bari e la Consacrazione della chiesa. Sulla porta la Madonna e angeli di Memmo di Filippuccio. All’altezza della settima arcata della navata sinistra si apre la Cappella della Concezione (1477) a imitazione della cappella di Santa Fina, sull’Altare si trova una tela di Ludovico Cardi detto Cigoli raffigurante l’Immacolata Concezione. Nella navata destra la parete è dedicata al ciclo di affreschi con Storie del Nuovo Testamento dipinti tra il 1338 e il 1340 dai fratelli Lippo e Federico Memmi, sullo stile del celebre Simone Martini. Gli affreschi sono distribuiti su tre fasce orizzontali nelle sei campate della navata. La lettura degli episodi è quasi interamente bustrosfedica (Modo di procedere nella scrittura - che di riga in riga alterna il verso: prima da sinistra a destra, poi da destra a sinistra e così via.). La settima lunetta davanti alla Cappella di Santa Fina raffigura San Gregorio papa che predice a Santa Fina il giorno della sua morte, attribuito a Niccolò di Segna di Bonaventura. Lungo la parete per tutta la lunghezza della storia, si trova un pancale intagliato e intarziato (1470) da Antonio da Colle. La Cappella di Santa Fina può essere considerata un capolavoro del rinascimento toscano, su progetto di Giuliano e Benedetto Maiano nel 1468. L’architettura delle tre pareti della cappella è composta da un’arcata, in alto la trabeazione con frego in terracotta colorata con serafini . La santa è sepolta sotto l’altare che è sormontato da un tabernacolo,( in vero, per delle festività di San Gimignano, l’urna contenente la santa si trovava in occasione della nostra visita ai piedi dell’Altare Maggiore) L’urna sopra il tabernacolo, ha contenuto le ossa della santa fino al 1738. Le pareti laterali presentano affreschi di Domenico Ghirlandaio. A destra San Gregorio che annuncia a Santa Fina la data della sua morte, sormontato da due angeli che trasportano la santa in cielo, a sinistra le Esequie di Santa Fina con l’illustrazione della leggenda della santa (Guarigione della nutrice, Chierico che riacquista la vista, Campane suonate dagli angeli). Si narra che dopo moltissime sofferenze morali e fisiche accettate per amore di Cristo, la giovane Fina passò gran parte della sua corta vita, immobilizzata sopra una tavola di legno nella cantina della sua povera casa e che poco prima della sua morte vide San Gregorio che le predisse la fine delle sue pene e che alla sua morte tutte le campane di San Gimignano si sarebbero messe a suonare attivate dagli angeli. Uscendo dal Duomo si ha la visione del Palazzo vecchio del Podestà che ha subito nel tempo diverse modifiche, la facciata presenta un grande arco dove avvenivano le riunioni dei maggiorenti. La torre che si erige accanto al Palazzo Vecchio del Podestà è la Torre Rognosa e trae il suo nome dal fatto che dopo il trasferimento del Podestà, divenne carcere, è alta 50 metri ed è seconda in altezza solo alla Torre Grossa, Torre Grossa che all’ultimo piano, ospita la cella campanaria che serviva a chiamare la cittadinanza in caso di pericoli e per scandire le ore.
Dopo una breve passeggiata nel delizioso centro storico si arriva a Piazza Sant’Agostino. La chiesa di Sant’Agostino, dopo il Duomo è la chiesa più importante di San Gimignano e ha capolavori di scultura e di pittura del medioevo e del rinascimento. L’immagine esterna è austera, l’interno è ad una sola navata, nel presbiterio c’è una cappella centrale e due ai rispettivi lati. Sono da ammirare la Cappella di San Bartolo di Benedetto da Maiano. Il pavimento di mattonelle di maiolica fu opera di Andrea della Robbia. Da ammirare anche la pala del XV secolo sopra l’Altare Maggiore opera di Piero del Pollaiolo Il soffitto della navata è a capriate, quello del coro e delle cappelle laterali è a volta. Sono presenti opere d’atte di grande importanza. Nella parete di fondo , la cappella di Santo Bartolo opera di Benedetto di Maiano ed è affrescata da Sebastiano Mainardi. Sulla parete di sinistra vi sono tre santi, in piedi, San Nicola, Santa Lucia e San Gimignano, raffigurato con il modello della città fra le braccia. A fianco della cappella di San Bartolo, si trova un altare adornato da una tavola dipinta da Pier Francesco Fiorentino con Madonna in trono, il Bambino e otto santi. Sull’altare a destra vi è lo Sposalizio di Santa Caterina attribuita al Salimbeni. Ancora nella parete di sinistra un grande affresco ad opera di Benozzo Gozzoli che rappresenta San Sebastiano che sotto il suo manto accoglie e protegge la popolazione che gli rendono grazie per la sua intercessione. A fianco della porta centrale una Adorazione della Croce di Vincenzo Tamagni, arte influenzata molto dal Sodoma del quale era stato allievo, dal gusto del paesaggio sfumato e dalla malinconica gentilezza delle figure. Nella chiesa avevano sepoltura i membri delle famiglie più importanti: oltre ai lastroni sul pavimento è notevole il sarcofago del capitano Nicolò Pesciolino arricchitosi nei commerci con l’Europa e l’Africa. Notevoli sono gli affreschi del coro eseguiti da Benozzo Gozzoli che con l’aiuto di Giusto d’Andrea, vi dipinse 17 storie della vita di Sant’Agostino, in tre serie di riquadri, rivelando l’abilità di paesagista, con padronanza della prospettiva, ma soprattutto dimostra la sua dote di ritrattista.
Ora di Pranzo
Terminata la visita alla chiesa di Sant’Agostino ci si indirizzava verso il ristorante Il Feudo. Come d’abitudine l’andatura subiva un’accelerazione progressiva nel tentativo d’arrivare prima degli altri ed assicurarsi i posti migliori per se e per gli amici con i quali conversare. Prima di fare le giuste congratulazioni per il vitto, debbo annotare che la sistemazione dei tavoli troppo a ridosso dei muri causavano una impossibilità di movimento da parte dei commensali che con il muro alle spalle e il tavolo davanti, dovevano alzarsi ogni colta che i commensali in quella posizione si dovevano mupvere. Oltretutto una gentile Socia aveva lasciato un foulard sulla sedia e poi aveva trovato posto in altro sito, per cui ad un certo momento i conti non tornavano ed un Socio sembrava non avere il posto. Questo Socio era niente di meno che Agostino, che con il suo atteggiamento serafico attendeva in piedi aspettando che la situazione si chiarisse. Poi finalmente si è capito l’arcano ed Agostino prendeva posto, tra l’altro alla mia sinistra, e poteva rifocillarsi con tranquillità. Come accennavo il pranzo è stato ottimo a base di piatti tipici toscani, gustati in grande serenità ed armonia. Dopo il caffè e le incombenze personali ci si dirigeva a prendere il Pullman che ci avrebbe trasportato all’ultima meta prevista, Monteriggioni. Devo confermare che il tempo è stato particolarmente clemente sia per averci dato una giornata di sole ma anche per la temperatura piacevolissima. Il paesaggio che si godeva nello spostamento contribuiva a rendere la visita particolarmente felice, raggiungendo il massimo con la visita di Monteriggioni che per la sua posizione, la sua conformazione favorisce la massima distensione, dando l’impressione, almeno a me, di trovarmi in una realtà al di fuori del tempo.
Monteriggioni
Riporto integralmente l’atto costitutivo della cittadina di Monteriggioni perché oltre che affermarne l’origine mi sembra di piacevole lettura dal punto di vista stilistico dell’epoca.
“Nell’anno del Signore1213, indizione seconda, nel mese di marzo al tempo del Signore Guelfo di Ermanno do Paganello da Porcari Podestà di Siena, del Signore Ariotto da Pisa, giudice oculato, e di Ildebrando di Usimbardo camerario di Siena, questo castello di Monteriggioni fu iniziato nel nome di Dio e quindi racchiuso completamente da mura con spese e lavori sostenuti in proprio dal popolo di Siena”
La edificazione del castello ebbe chiaramente scopo difensivo, il borgo sorse sul monte Ala in posizione di dominio e sorveglianza della via Francigena per controllare le valli dell’Elsa e dello Staggia in direzione di Firenze, storica rivale di Siena. Il tracciato circolare delle mura fu ottenuto seguendo l’andamento naturale della collina. Il castello era inoltre circondato dalle cosiddette carbonaie, cioè fossati pieni di carbone che veniva incendiato per respingere gli assalti. Numerose furono le battaglie per il suo possesso, nel 1269, dopo la battaglia di Colle (ricordata da Dante nel XIII canto del Purgatorio), i senesi sconfitti si rifugiarono a Monteriggioni, assediato, ma invano, dai fiorentini. Poi tra il 1400 e 1500 furono interrate le mura per resistere meglio ai colpi di artiglieria, rendendo quindi inutile l’utilizzo delle carbonaie. Nel 1526 i fiorentini assediarono Monteriggioni con 2000 fanti e 500 cavaglieri, bombardarono le mura con l’artiglieria. Il castello resistette e, il 25 luglio dello stesso anno, nella battaglia di Camollia, i senesi sconfissero l’esercito pontificio, alleato dei fiorentini, che interruppero l’assedio. Il 27 aprile del 1554 Monteriggioni venne a tradimento, senza combattimenti, ceduto dal capitano Bernardino Zeti, al Marchese di Marignano che nel 1555 sconfisse definitivamente la Repubblica di Siena, questo evento viene considerato dagli storici l’evento che segna il termine dell’epoca comunale d’Italia. Cosimo I de’ Medici impose la sua signoria e gli abitanti di Monteriggioni vennero portati schiavi a Firenze. Negli ultimi anni Monteriggioni ha assunto rilevanza turistica essendo stata inserita nel percorso della Via Francigena La visita per girare tutta Monteriggioni richiede pochi minuti, il borgo è piccolo e con poche strade. Ma l’impressione che resta nella memoria e ti prende nel girare nel piccolo borgo, è così forte e durevole che ti rimane per sempre. Ti tuffa in una realtà da fiaba, un luogo magico, quasi incantato. Monteriggioni sembra quasi un miraggio in mezzo alle colline toscane. La cerchia delle mura e le sue torri la stringono come in un abbraccio creando un’atmosfera irreale. Dante Alighieri fu impressionato da questa imponente struttura che vide nel corso di una violenta battaglia “Monteriggioni di torri si corona” ha scritto il sommo poeta raccontando la sua discesa nel nono cerchio dell’inferno. Rappresenta uno degli esempi di architettura militare meglio conservati nel mondo. Ciò è confermato dal fatto che durante secoli di battaglie, Monteriggioni non è stata mai espugnata, e la sua caduta è avvenuta quando il capitano della guarnigione senese tradì accordandosi segretamente con i fiorentini, aprendo la porta della città agli invasori. Piacevole passeggiare visitando i negozi d’artigianato, nella Piazza Roma, che si incontra subito entrando dalla porta principale, ed essere accolti dalla Caffetteria e dai ristoranti che offrono menù di prodotti tipici locali. Breve visita alla piccola chiesa di Santa Maria Assunta: unica navata con abside quadrata con volte a crociera in stile gotico. Vi sono conservati due tabernacoli del XV secolo e un quadro della Madonna del Vanni. Dimenticavo di dire che la visita a Monteriggioni non ci ha visti accompagnati dalla Direttrice, che ha preferito aspettarci in Pullman per non sforzare il ginocchio per la salita e conseguente discesa dal borgo. Qualche piccola tensione per richiamare i Soci ad un rapido imbarco per evitare che l’autista sforasse con le ore di guida. Il caso vuole che sia Agostino che io avessimo inserito la sordina nei nostri cellulari, per cui le chiamate telefoniche della Direttrice non erano state percepite dai destinatari. Piccola tiratina delle orecchie, ma comunque la partenza è avvenuta in tempi ragionevoli. La meraviglia è stata quella che davanti alla richiesta se ci si doveva fermare nel corso del rientro a Spoleto s è avuto un diniego unanime e quindi anche questo ha permesso di rientrare per le 19,15 alla prima fermata di Spoleto giardini.
Magnifica giornata che meritava d’essere vissuta e di buon auspicio per quella prevista per l’11 aprile alla Rocca di San Leo.

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